Lettere a Milena
Antonio Moresco
Nel 1920 Franz Kafka conosce Milena Jesenská. Sono a Praga insieme ad amici, e lui le chiede di tradurre in ceco i suoi racconti. Da allora, e per i successivi tre anni, quello che era nato come un rapporto lavorativo si trasforma in un sentimento profondo e vorticante. Raccolta di lettere che si legge come un romanzo d’amore, questa corrispondenza – di cui ci è giunta solo la metà scritta da Kafka, mentre le lettere di Jesenská sono andate perdute – apre a una prospettiva inedita sull’interiorità dello scrittore praghese, il cui genio e la cui personalità Milena ha saputo leggere e riconoscere. Lei è stata, come lui ha scritto, il coltello con il quale ha frugato dentro se stesso. Seguiamo, lungo lo scambio, il decorso della tubercolosi e le manifestazioni sempre più tangibili della psiche sofferente di Kafka: le sue missive si fanno via via più erratiche e controllate al tempo stesso, dominate dall’ansia, dal desiderio, dall’impotenza e dalla disperazione. A oltre un secolo di distanza, queste lettere rimangono, a testimoniare un rapporto commovente e tormentato, ma anche traboccante di vita e di umorismo. Uno sguardo privilegiato nell’animo di uno dei maggiori autori del XX secolo.
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