Il colonialismo occidentale: un caso non previsto
Il colonialismo occidentale, per le circostanze in cui è nato, lo si può considerare un caso non previsto, occorso in conseguenza degli errori in cui cadde Cristoforo Colombo. Il risultato fu quello di entrare in contatto con popoli del tutto sconosciuti, considerati inferiori, piuttosto che differenti. Il tipo di colonialismo che ne scaturì fu segnato all’origine da una tale visione della realtà e finirà per giustificare l’esercizio del puro dominio, al posto dei rapporti paritari, contemplati originariamente nelle relazioni con le tanto agognate Indie.
In questa ottica, lo sfruttamento imposto ai popoli indigeni poté giungere finanche alla odiosa pratica della schiavitù. Pratica che, tuttavia, non potrà che scontrarsi con opposti principi religiosi e filosofici. Proprio per questo, quella occidentale è stata la prima civiltà a mettere in discussione il regime schiavistico.
Accanto alla schiavitù, qual è l’altra grave colpa di cui l’Occidente deve sentirsi responsabile?
Questa non risiede nell’aver immiserito i popoli colonizzati. Non si è avuto un immiserimento dei paesi colonizzati, perché questi, al momento della loro colonizzazione, erano già in crisi e vivevano un declino. Ma se l’impoverimento non costituisce la colpa più grave, allora qual è il peccato più deplorevole di cui l’Occidente si è macchiato? A mio parere, questo consiste nell’aver diffuso in tutto mondo una logica di potenza.
Riconosciute gli errori dell’Occidente, bisogna anche chiedersi se nella determinazione delle attuali condizioni delle ex colonie non si possano riscontrare responsabilità anche delle loro classi dirigenti. La lunga storia del colonialismo non la si può cancellare, ma di questa storia fa ormai parte un periodo abbastanza significativo, durante il quale altri protagonisti sono saliti alla ribalta. Questa coda storica si prolunga fino ai giorni nostri.
Ma se il colonialismo ha vissuto una lunga storia, nei rapporti tra civiltà, questa stessa vicenda storica poteva addivenire ad una convivenza tra loro? Più precisamente, occorrere chiedersi se la modernità poteva porsi come il paradigma culturale più idoneo a stabilire una tale coesistenza. In modo particolare, lo potevano consentire gli strumenti della razionalità e della democrazia, previsti dalla civiltà occidentale?
In tale direzione si era adoperata già la filosofia classica, la quale, specificatamente, ha cercato di affiancare la ragione alla libertà, affidandole il duplice compito di mantenere vivo il senso del limite e di assegnare delle linee direttive alla libertà stessa.
Un uomo così educato era pronto all’esercizio della democrazia.
In questa ottica, lo sfruttamento imposto ai popoli indigeni poté giungere finanche alla odiosa pratica della schiavitù. Pratica che, tuttavia, non potrà che scontrarsi con opposti principi religiosi e filosofici. Proprio per questo, quella occidentale è stata la prima civiltà a mettere in discussione il regime schiavistico.
Accanto alla schiavitù, qual è l’altra grave colpa di cui l’Occidente deve sentirsi responsabile?
Questa non risiede nell’aver immiserito i popoli colonizzati. Non si è avuto un immiserimento dei paesi colonizzati, perché questi, al momento della loro colonizzazione, erano già in crisi e vivevano un declino. Ma se l’impoverimento non costituisce la colpa più grave, allora qual è il peccato più deplorevole di cui l’Occidente si è macchiato? A mio parere, questo consiste nell’aver diffuso in tutto mondo una logica di potenza.
Riconosciute gli errori dell’Occidente, bisogna anche chiedersi se nella determinazione delle attuali condizioni delle ex colonie non si possano riscontrare responsabilità anche delle loro classi dirigenti. La lunga storia del colonialismo non la si può cancellare, ma di questa storia fa ormai parte un periodo abbastanza significativo, durante il quale altri protagonisti sono saliti alla ribalta. Questa coda storica si prolunga fino ai giorni nostri.
Ma se il colonialismo ha vissuto una lunga storia, nei rapporti tra civiltà, questa stessa vicenda storica poteva addivenire ad una convivenza tra loro? Più precisamente, occorrere chiedersi se la modernità poteva porsi come il paradigma culturale più idoneo a stabilire una tale coesistenza. In modo particolare, lo potevano consentire gli strumenti della razionalità e della democrazia, previsti dalla civiltà occidentale?
In tale direzione si era adoperata già la filosofia classica, la quale, specificatamente, ha cercato di affiancare la ragione alla libertà, affidandole il duplice compito di mantenere vivo il senso del limite e di assegnare delle linee direttive alla libertà stessa.
Un uomo così educato era pronto all’esercizio della democrazia.
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